Le implicazioni strategiche dell’attacco suicida contro l’ambasciata russa a Kabul

08.09.2022

Lunedì un attentatore suicida si è fatto esplodere all’esterno dell’ambasciata russa a Kabul, uccidendo almeno 25 delle numerose persone che erano in coda per ricevere i visti e due impiegati dell’ambasciata. Sebbene al momento della pubblicazione di questa analisi non si sappia con esattezza chi sia il responsabile di questo attacco terroristico, è indubbio che esso abbia implicazioni strategiche. Il presente articolo le tratterà quindi brevemente prima di concludere con qualche parola su ciò che potrebbe accadere in seguito.

In primo luogo, il ramo Khorasan dell’ISIS (ISIS-K) è la più grande minaccia terroristica nell’Afghanistan post-occupazione, il che lo rende il sospetto più probabile. In effetti, è stato l’ingresso di questo gruppo in quel teatro a metà dello scorso decennio a spingere la Russia a entrare pragmaticamente in contatto con i Talebani per portare avanti insieme gli obiettivi antiterroristici condivisi. Questo nobile obiettivo è uno dei motivi per cui Mosca continua a impegnarsi con i leader de facto dell’Afghanistan nonostante non li riconosca formalmente.

In secondo luogo, l’ISIS-K considera i Talebani come loro nemici giurati e farà di tutto per destabilizzare il loro governo non riconosciuto. I leader de facto dell’Afghanistan hanno recentemente segnalato di considerare la Russia come l’attore chiave nel loro gioco di equilibri geoeconomici per una ricostruzione sostenibile del Paese. Poiché l’obiettivo dell’ISIS-K è quello di creare il maggior caos possibile, potrebbe quindi aver attaccato l’ambasciata russa per spaventare Mosca e dissuaderla dall’investire nella ricostruzione socio-economica dell’Afghanistan.

In terzo luogo, a prescindere dalle ragioni speculative alla base di quanto appena accaduto, il fatto stesso che la Russia sia presa di mira dai terroristi in un Paese terzo conferma che tali forze la considerano uno dei loro peggiori nemici in tutto il mondo. Questo a sua volta aggiunge credibilità allo status della Russia come leader globale dell’antiterrorismo, soprattutto se si ricorda che i terroristi del Mali legati ad Al Qaeda, che Bamako ha recentemente accusato di essere sostenuti da Parigi, hanno dichiarato guerra a Mosca poco più di un mese fa.

In quarto luogo, sarà interessante osservare quali Paesi condannano questo ultimo attacco terroristico anti-russo. Quelli che rimarranno in silenzio, che alzeranno solo blandamente la voce o che tenteranno di incolpare Mosca per aver presumibilmente provocato l’attacco, riveleranno il loro programma di sostenere almeno tacitamente questa tattica immorale contro la Grande Potenza eurasiatica, al fine di promuovere indirettamente i loro interessi egemonici. Gli Stati in questione dovrebbero a loro volta essere universalmente condannati dall’intera comunità multipolare.

Infine, la Russia non sarà dissuasa dal continuare a promuovere la dimensione afghana del suo più ampio “Ummah Pivot”, ma anzi raddoppierà il suo impegno per inviare il messaggio che non si sottometterà mai al terrorismo. Ciò avverrà probabilmente sotto forma di un’espansione completa della condivisione di informazioni e di altre forme di cooperazione in materia di sicurezza con i Talebani, anche se ovviamente non è previsto un nuovo invio di truppe in Afghanistan, cosa che Mosca non ha assolutamente interesse a fare.

Nel complesso, l’attacco terroristico di lunedì contro l’ambasciata russa a Kabul è un evento importante che porterà a un ulteriore rafforzamento delle relazioni bilaterali, invece di indebolirle come previsto dai colpevoli. In nessun caso Mosca si lascerà intimorire dallo svolgere un ruolo di primo piano nella ricostruzione socio-economica sostenibile dell’Afghanistan, che considera parte integrante del miglioramento delle capacità antiterroristiche dei suoi partner talebani de facto e quindi della stabilità duratura della regione.      

Pubblicato in partnership su One World

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini