Metafisica del Caos e Soggetto Radicale
La funzione del pensiero duginiano
Affrontare gli scritti di Aleksandr Dugin è sicuramente l’inizio di una nuova avventura esistenziale. Il suo pensiero scava dentro, crea interrogativi, stimola confronti. Funge da spazzino nei confronti dei residui ideologici preconfezionati, mai decisamente affrontati oppure mai volutamente lasciati, non tanto perché parte di una weltanschauung che non ha saputo superare la realtà del suo essere una infondata utopia, ma perché in realtà tale utopia è stata per molti decenni e per molti di noi, il sostegno di una vita politicamente perseguitata dal sistema e il motore di una militanza metapolitica di minoranza, all’insegna del cameratismo nazionalpopolare, della memoria della grandezza di Roma e del Sacro Romano Impero europeo, del Me ne frego! dannunziano quale stile di vita antimoderno.
Questi valori fondamentalmente sociologici – oltreché metapolitici – sono stati ampiamente e positivamente recuperati da Dugin nella teorizzazione della Quarta Teoria Politica, come contributo deideologizzato di quella Terza Teoria Politica (fascista e nazionalsocialista) da cui proviene una delle frange del nuovo eurasiatismo italiano ed europeo. Cosicché, il cameratismo s’è perfezionato nella implementazione delle comunità organiche di destino, formate dai consimili; la memoria si è sviluppata nella lotta per un nuovo Imperium d’Europa, nel contesto di una serie di ethnos Civiltà su base geopolitica multipolare; il Me ne frego! trova nuova giustificazione nella Metafisica del Caos e nell’apparizione del Soggetto Radicale, quale inaspettata frattura e angelologico sterminatore della pseudo civiltà del Postmoderno che muore per un nuovo inizio della Tradizione. Come ci insegna però Dugin a tal proposito:
«La Quarta Teoria Politica non è il lavoro di un singolo autore, ma comprende piuttosto uno spettro ampio di idee, ricerche, analisi, prognosi e progetti. Chiunque aderisca a questa tendenza può contribuirvi con le sue idee. Sempre più intellettuali, filosofi, storici, scienziati, accademici e pensatori risponderanno a questa chiamata. (…) È difficile dire che forma prenderà il processo di elaborazione di questa teoria. Una cosa però è chiara: non potrà essere uno sforzo individuale, o limitato a un ristretto gruppo di persone. Lo sforzo dev’essere condiviso e collettivo. In questo i rappresentanti di altri popoli e culture, tanto europee quanto asiatiche, possono aiutarci davvero, perché percepiscono la tensione escatologica del momento presente almeno altrettanto acutamente, e stanno cercando una via d’uscita dal vicolo cieco globale altrettanto disperatamente». (Aleksandr Dugin, La Quarta Teoria Politica, NovaEuropa, Milano 2017, pp. 4, 30)
Relazioni tra Metafisica del Caos e Soggetto Radicale
Sintetizzando il pensiero duginiano, secondo la nostra comprensione nella luce dell’antropologia mistica, notiamo che tra Soggetto Radicale, metafisica del Caos e Quarta Teoria Politica esiste una trama comune. Il Soggetto Radicale risulta attore in primis della metafisica del Caos e prepara così il terreno per far attecchire la Quarta Teoria Politica, quale superamento della liquidità sociale del Postmoderno per un nuovo inizio della Tradizione. La metafisica del Caos, secondo Dugin, ha una profonda rilevanza interiore:
«Insolita e inattesa, questa metafisica è il centro del nostro lavoro spirituale. È una dimensione interiore e sacra, post-sacrale, ancora più profonda del tradizionalismo e della nostra lotta contro il mondo moderno e postmoderno. Ecco perché è così difficile comprenderla». (Aleksandr Dugin, Teoria e Fenomenologia del Soggetto Radicale, AGA Editrice, Milano 2019, pag. 312).
La profondità di questa metafisica è data dalla sua concezione di caos, non visto nella prospettiva di anti-ordine divino, bensì di ambiente pre-ontologico e pre-logico creatore del kosmos (ordine Divino), del logos e di tutti quegli aspetti non logici che la filosofia a partire da quella greca fino ad oggi ha marginalizzato:
«Ma come potremmo usare il concetto di caos e fondarci la nostra filosofia se, fino ad ora, la filosofia per noi è sempre stata qualcosa di logico per definizione? Per risolvere questa complicazione dovremmo approcciarci al caos non dalla posizione del logos ma da quella dello stesso caos. Esso può essere paragonato alla visione femminile, alla comprensione femminile dell’Altro che non è escluso ma, al contrario, incluso nell’identità. Il logos si percepisce come ciò che è e come ciò che è uguale a sé stesso. Può accettare le differenze al suo interno perché esclude l’Altro che resta all’esterno. Così funziona la volontà di potenza, la legge della sovranità. Oltre il logos, afferma il logos, c’è il nulla, non qualcosa. Così il logos, escludendo tutto ciò che non è logos, esclude il caos. Il caos invece usa una strategia diversa: esso include in sé tutto ciò che è, ma al tempo stesso tutto ciò che non è. Così il caos onni-inclusivo include anche ciò che non è inclusivo, ossia ciò che esclude il caos. Quindi il caos non percepisce il logos come l’Altro, ma come sé stesso, o come qualcosa che non esiste. Il logos come principio esclusivo primario è compreso nel caos, presente al suo interno, avviluppato in esso, e ha un posto garantito al suo interno, come la madre che ha in grembo il bambino porta in sé quella che è una parte di lei e non lo è, al tempo stesso. L’uomo concepisce la donna come un essere estraneo, e cerca di entrare in lei, la donna considera l’uomo come qualcosa di a lei interno e cerca di dargli una nascita, e di generarlo. Il caos è l’eterna natività dell’Altro, ossia del logos. Riassumendo, una filosofia del caos è possibile perché il caos stesso implica il logos come una possibilità intrinseca. Può liberamente identificarlo, averne cura e riconoscerne l’esclusività come parte della sua vita eterna. Così giungiamo a quella figura particolare che è il logos caotico, ossia un logos completamente nuovo che è continuamente ravvivato dagli zampilli del caos. Questo logos caotico è al tempo stesso esclusivo (ed è per questo che è vero e proprio logos) e inclusivo (e qui sta la componente caotica). Si rapporta diversamente con l’identità e l’alterità». (Aleksandr Dugin, La Quarta Teoria Politica, NovaEuropa, Milano 2017, pp. 337-338).
Quindi, la metafisica del Caos rivela “una dimensione interiore e sacra, post-sacrale”, corrispondente a quella del Soggetto Radicale, che è interiore come nella sua discesa negli inferi, sacra in quanto è una risposta all’appello del Divino, post-sacrale perché è suscitata nell’assenza della Tradizione. Metafisica del Caos e Soggetto Radicale, hanno anche in comune la stessa identità di genesi e di risveglio. Il Caos genera la nuova metafisica inclusiva del logos caotico, così come il caos interiore della katharsis e della kenosis genera il Soggetto Radicale. Il risveglio della metafisica del Caos è dato dalla volontà di appartenenza alla Tradizione, così come il risveglio del Soggetto Radicale avviene per mezzo della Volontà Post-sacrale, ossia la volontà di totale appartenenza al Divino, il desiderium Dei.
Il desiderio di Dio, a nostro modesto giudizio, sarà probabilmente il vertice filosofico a cui perverrà il nuovo logos caotico, così come la dimostrazione dell’esistenza di Dio lo è stato per il logos filosofico premoderno. Il desiderium Dei, porta in sé una componente distruttiva e una componente costruttiva che caratterizzano il Dasein del Soggetto radicale e che possono diventare il movimento dinamico della metafisica del Caos, ossia sua parte destruens e sua parte construens. La distruzione di tutto ciò che ostacola la realizzazione del desiderium Dei, la violenza angelologica dell’Arcangelo Michele che caratterizza esistenza e comportamento del Soggetto Radicale, devono diventare patrimonio comune della metafisica del Caos. Così come la componente costruttiva di volontà di totale appartenenza al Divino, quale tensione metafisica e angelologica dovrebbero caratterizzare la nuova filosofia del Caos, una filosofia che trova la sua sicura fondazione nella realtà angelologica dell’Arcangelo Michele e della sua parte in ombra Thanatos:
«Solo il caos e la filosofia alternativa basata sull’inclusività può salvare l’umanità e il mondo dalle conseguenze del degrado e del decadimento del principio esclusivistico che è il logos. Il logos è ormai giunto a scadenza, e resteremo tutti seppelliti tra le sue rovine se non facciamo appello al caos e ai suoi principi metafisici, e li usiamo come base per qualcosa di nuovo. Forse questo è l’altro inizio del pensiero a cui si riferiva Heidegger». (Op. cit. pag. 340).
In un nostro precedente articolo Cenni di Antropologia Mistica sul Soggetto Radicale di Aleksandr Dugin, già delineammo molto chiaramente il fatto che nel suo esser-ci nel mondo, il risveglio del Soggetto radicale si rivela come una manifestazione improvvisa di chàos energetico prelogico e, contemporaneamente, di lucida intuizione sopralogica. Tale contemporaneità di natura esperienziale, scevra dalle sovrastrutture logiche dell’essere, da quelle emozionali dell’esser-ci e dalla conflittualità permanente emotiva/razionale di corpo/mente e cuore/cervello, viene percepita ab intus come un ritorno alla propria vera natura che viene sperimentata come signoria dell’Atman/anima, il dominio dell’Atman sul corpo e sulla mente, nonché la manifestazione dello stesso Atman prima come luce/satori improvvisa e poi gradualmente come tenebre, luce ed infine fuoco interiori. Anche la metafisica del Caos, a nostro avviso, per essere autentica dovrà essere animata dal chàos energetico prelogico del desiderium Dei, per poter essere illuminata da quelle lucide intuizioni sopralogiche, che permetteranno ex post una riflessione critica inclusiva sui temi propri del logos caotico, ad imitazione di quello “scriba [che], divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”. (Vangelo di Matteo 13,52).
Metafisica del Caos come theoria e praxis del Soggetto Radicale
A nostro discreto giudizio, il pensiero di Aleksandr Dugin è un pensiero in continua evoluzione, man mano che aumentano i suoi dati di conoscenza e di penetrazione nell’inferno del Postmoderno. Aggiungiamo altresì con convinzione e motivati da una serie di sue affermazioni durante interviste o interventi sui social, che il pensiero e la persona di Dugin siano in conversione alla luce della Tradizione propria dell’Ortodossia russa, il quale lo porta nel chiaroscuro dell’escatologia cristiana a purificare, rettificare e perfezionare alcune delle sue precedenti posizioni di ordine teoretico, senza vergogna alcuna ma con la consapevolezza di essere un uomo in cammino alla ricerca della verità del Logos. Ne è prova il fatto che, ad esempio, la metafisica del Caos illustrata nel La Quarta Teoria Politica da noi qui frequentemente citata, si perfezioni come Nuova Metafisica nel volume Teoria e Fenomenologia del Soggetto Radicale. Una metafisica che, nella sua umiltà intellettuale, Dugin considera uno spazio aperto alla cooperazione e all’apporto interdisciplinare e multipolare di molte altre menti pensanti.
Alla luce di queste considerazioni e di questa apertura intellettuale caratteristica del magistero duginiano, si situa il nostro lavoro di interpretazione personale dei suoi scritti riguardo la realtà del Soggetto Radicale. Una interpretazione alla luce dei criteri fenomenologici ed epistemologici dell’antropologia mistica che, da parte nostra vuole ricalcare l’apertura mentale di Dugin. Pur essendo una lettura interpretativa di interscambio disciplinare indubbiamente soggettiva, proprio alla luce dei suddetti criteri duginiani, l’interpretazione del suo pensiero da parte nostra cerca di essere il più possibilmente oggettiva, aperta, non strettamente confessionale e, quando le circostanze richiedono una descrizione che va oltre la metafisica approdando allo scibile teologico, il nostro criterio diventa dialogico dal punto di vista religioso interconfessionale nonché più propriamente ecumenico quando tocca le diversità delle confessioni cristiane.
Fatte queste premesse di natura interpretativa del pensiero duginiano, ci si pone un quesito di ordine ermeneutico che cercheremo di dipanare attraverso una sintetica riflessione, il cui sviluppo lasciamo ad un articolo successivo. Il quesito, che riguarda la nostra ricerca attorno alla manifestazione di volontà propria del Soggetto Radicale è il seguente:
se la Volontà Post-sacrale del Soggetto Radicale di cui parla Dugin – da noi definita volontà di totale appartenenza al Divino (quale espressione dell’angelologico desiderio di Dio) – è il superamento ontologico della volontà di potenza nietzschiana, possiamo altresì considerare nella theoria e nella praxis un nuovo percorso filosofico all’interno della metafisica del Caos che superi, vada oltre e sia in grado di oltrepassare la Via della Mano Sinistra?
A nostro modesto giudizio, tale responso non può essere senz’altro che positivo sia da un punto di vista metapolitico sia da quello più propriamente metafisico. La vorticosità del decadimento del Postmoderno, infatti, è così accelerata che la sua entropia auto-implosiva non richiede più di cavalcare la tigre ma di aspettare la sua estinzione preparandosi asceticamente e creando, da un punto di vista metapolitico, l’implementazione delle comunità organiche di destino e la lotta fattiva contro la presenza della NATO in Europa e contro i diktat dei perversi e diabolici signori dell’oro di Davos. Questa, la nostra visione di Praxis del Soggetto Radicale.
Invece, riguardo una nuova visione della Theoria – come abbiamo appreso da Dugin –, la metafisica del Caos o Nuova Metafisica si manifesta nella specie di ordine inclusivo (quindi sincronicamente anche nelle dimensioni atemporale e temporale) come nuovo logos caotico, il quale, nascendo dal Caos è compreso nel Caos iniziatore del Cosmos (Ordine Divino). Aleksandr Dugin, nel citare Husserl, ci spiega anche come il logos della filosofia tradizionale abbia sempre vissuto la paura del presente, creando così il concetto di tempo quale passato, presente e futuro:
«la base di ogni coscienza è la soggettività trascendentale, da cui deriva la sua concezione di una sorta di corto circuito. L’esperienza è autoreferenziale. In essa c’è la percezione del puro essere come presenza della soggettività della coscienza. Questo corto circuito ha dato vita a ogni genere di dualità – quelle logiche e quelle temporali. La necessità di fermare questo trauma è manifesta nella creazione del tempo, nell’articolazione dei tre momenti del tempo. La coscienza del tempo è necessaria per nascondere il presente, che è l’esperienza traumatica della natura autoreferenziale della coscienza pura. Tanto l’intenzionalità quanto i giudizi logici sono radicati in questa evasione della percezione del dolore del vuoto laddove la coscienza diventa cosciente di sé stessa. Una simile attitudine rispetto ai livelli di coscienza spiega l’origine del tempo come evasione del presente, e come tensione insopportabile della pura presenza dello stesso. (…) Il tempo costituisce la coscienza che sfugge dall’insopportabile confronto con sé stesso. Ma questo confronto è inevitabile, e così e nato il presente, e la sua precisa percezione esistenziale». (Op. cit., pp. 224-225).
Tuttavia, l’attore della metafisica del Caos, «Il Soggetto Radicale è incompatibile con qualsiasi struttura del tempo. Domanda con forza un anti-tempo, basato sul potente fuoco dell’eternità, trasfigurato alla luce della radicalità. Quando tutto e tutti sono svaniti, l’unica cosa che rimane è colui che non può svanire. Forse questa è la ragione per questa prova regina di tutte le prove.
(…) Se la soggettività trascendentale di Husserl dà forma alla realtà attraverso l’esperienza di una manifestazione di autocoscienza, il Soggetto Radicale deve trovarsi non sulla via d’uscita, ma su quella dell’entrata. Si manifesta solo nel momento della catastrofe storica finale, nell’esperienza traumatica del “corto circuito” che è più forte e dura per un momento più a lungo di quanto sia possibile sopportare. La stessa esperienza che fa sì che la soggettività trascendentale si manifesti e palesi il suo contenuto, così dando vita al tempo con la sua musica intrinseca, è considerata dal Soggetto Radicale come un invito a rivelarsi in un’altra maniera – dall’altro lato del tempo. Per il Soggetto Radicale, il tempo – in tutte le sue forme e configurazioni – non è niente più che una trappola, un trucco, un’esca che fa procrastinare, in attesa della vera decisione. Per il Soggetto Radicale, non sono solo la virtualità e i network elettronici la prigione, ma la stessa realtà lo è già diventata: un campo di concentramento, un’agonia, e una tortura. Il sonno della storia è il contrario della condizione in cui il Soggetto Radicale può esistere, completarsi e divenire. La creazione della soggettività, la seconda formazione della temporalità, è un ostacolo alla sua realizzazione. Se accettiamo l’ipotesi del Soggetto Radicale, ci troviamo immediatamente di fronte a un’istanza che spiega chi ha preso la decisione a favore della globalizzazione, del suicidio dell’umanità, e della fine della storia; chi ha concepito questo piano e lo ha realizzato. Può essere solo il gesto drastico del Soggetto Radicale, che cerca la liberazione dal tempo attraverso la costruzione di una (impossibile) realtà non-temporale». (Op. cit., pp. 239-240, 239).
Questa riflessione ci porta quindi a comprendere che tale gesto drastico di liberazione dal tempo del Soggetto Radicale, non avvenga più – visto l’accelerazione auto-implosiva del Postmoderno – cavalcando la tigre attraverso la Via della Mano Sinistra, ma attraverso la profonda ascesi metafisica e spirituale, che noi intendiamo chiamare esplicitamente Via della Mano Vuota, richiamandoci in questo alla tradizione meditativa dello Zen. La Nuova Metafisica, la metafisica del Caos, infatti non dovrà più creare una nuova suddivisione temporale tra passato, presente e futuro, che sia il frutto di un horror vacui nei confronti dell’esperienza di manifestazione dell’autocoscienza, ma dovrà creare un nuovo tempo inclusivo per onorare nel hic et nunc, nel qui e ora gli antenati della Stirpe, per accogliere nel presente i discendenti che verranno e, soprattutto per vivere nell’immanenza la presenza viva della trascendenza, del Totalmente Altro, origine e Padre del nostro Dasein. Ma come già preannunciato, questo sarà il tema di un prossimo articolo.